martedì 29 novembre 2011

Usi & costumi spagnoli che mi piacciono

Giuro che non citerò la paella perché la originale valenciana ha il pollo e il coniglio, sicuro che tra voi c'è qualcuno che è passato da queste parti e si è fatto rifilare la paella con i frutti di mare, cosa che esiste ma non si chiama paella.

Davvero non sapevo che in Spagna si dà il doppio cognome per legge, sia quello del padre che della madre, di norma prima quello del papà seguito da quello della mamma. E gli spagnoli strabuzzano gli occhi quando capiscono che in Italia oltre a non dare il cognome della madre nonostante sia quella che fa il lavoro sporco e pesante per nove mesi, per poterlo fare bisogna tirare in ballo addirittura un giudice. E se qua è normale chiamare i figli Jesus (ossia Gesù!! Conosco TRE Gesù!!) in Italia è proibito, all'Anagrafe non si possono registrare nomi biblici come Cristo e Gesù. E visto che l'Italia è santa, cattolica e apostolica, gli spagnoli non capiscono dove stia il problema.

 Quindi Marc ha anche il mio cognome e questo è una ottima cosa visto che del cognome africano che abbiamo, in Italia siamo solo io e mia sorella, due femmine. Ma il nostro cognome non morirà con noi, non l'avrei mai detto ma la cosa mi piace e piace a mio papà che solo per questo avrebbe voluto un maschietto.

Mi sono poi particolarmente emozionata quando il papi mi ha detto che avrebbe anche ceduto volentieri il primo posto in favore del mio cognome perché tanto di García è pieno in mondo. Ma fa niente, il mio cognome per secondo suona meglio. E Marc da grande quando si sarà riprodotto potrà dare ai suoi figli il mio cognome o addirittura dare ad un figlio un cognome e all'altro figlio l'altro cognome (seguito o preceduto da quello della mia futura nuora....per esempio Natalia, una bellissima bimba che ha 15 giorni più di Marc....ed è....vabbé fermiamoci qua che hanno solo 3 mesi): magari al prossimo ovulo che fecondiamo mettiamo come primo cognome il mio, che divertente far impazzire la tipa dell'Anagrafe vero??

La siesta e l'almuerzo sono quei canonici 15 minuti di ristoro che qua sono LEGGE. Si, ovunque si vada tra le 11 e le 12 la gente è in pausa legalizzata e autorizzata e guai a metterla in discussione: ovvio quando si è da questa parte della barricata (ossia in coda in Posta per pagare una bolletta, tanto per dirne una) diventa un coñazo (una vera palla, lezione di spagnolo numero 1), ma quando si sta dall'altra parte, come al lavoro dove sei autorizzato a prenderti 15 minuti di pausa con i tuoi colleghi, lasciando la postazione scoperta (che a scuola diventano un intervallo di 45 minuti)  è veramente una sosta rigenerante e che non lascia sensi di colpa quando torni al tuo posto con il bicchierino di caffé ancora in mano: i clienti aspettano pazienti e dicono anche "Hola!". Nessuno ti guarda male anche se sta perdendo il treno o i figli sono sulla porta della scuola o ti si sta scongelando la spesa. Ho passato ore in attesa al Rettorato, in Posta, in banca e in Comune e proprio là mi dicevano tranquillamente che il segretario era al bar di fianco a fare la pausa: per 3 giorni non l'ho visto per cui a questo punto ho suggerito che mettessero uno sportello al bar, no? Ed è il ritardo accademico legalizzato fatto realtà, all'università la distribuzione dell'orario prevede espressamente i 15 minuti di pausa alle 11.30 dove davvero non c'è lezione. Non come noi che dovevamo rubare i minuti al prof che veniva a cercarci alle macchinette per convincerci a rientrare in aula (succedeva perché eravamo solo 30 studenti e ci si sentiva come a scuola). Ma d'altronde al bar dell'università qua vendono anche la birra e c'è il fioraio e la farmacia dentro il recinto del Politecnico, una mini-city quindi.


La siesta è il sonnellino: ho visto prof in aula dormire con i piedi sulla scrivania. Io approfittavo del giardino e mi ritrovavano a bocca spalancata dormendo all'ombra del nocciolo. Autisti del bus che dormono alla fermata del bus, quando devono aspettare una mezz'ora prima di ripartire. E poi quelli che dormono in piedi in metropolitana, allenatissimi, si svegliano 3 secondi prima di arrivare alla loro fermata.

Anche qua a casa la siesta è una autorità e il papi alle 16 cade in coma per 20 minuti e ha il timer incorporato, infatti si sveglia da solo puntuale.

Ho quindi verificato che i luoghi comuni sulla Spagna sono proprio veri per cui Marc nel caso volesse andare a vivere in Italia dovrà riprogrammare l'orologio in modo tale da stare sempre connesso con il fuso orario locale e come tutti gli spagnoli svilupperà la capacità di dire no pasa nada pure nel traffico congestionato di Roma all'ora di punta.

Bravo figlio!

6 commenti:

  1. Piacciono anche a me questi usi e costumi! Che bello poter osservare la Spagna dalla tua finestra!
    Ma... la ricetta originale della paella me la passeresti? Anche la versione vegetariana?
    Un abbraccio!
    Francesca

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  2. Certo che ti dò la ricetta della paella vegetariana (anche se pure in questo caso non chiamiamola paella anche se è l'unica versione che facciamo qua in casa): tanto per cominciare puoi usare il riso oppure l'alternativa con gli spaghetti spezzati, ossia la fideuá, che è tipicissima di Valencia. Si fanno entrambe a fuoco vivo in giardino, di domenica e verso le 3 del pomeriggio (quando si ha fame è ancora più buona): noi usiamo la verdura di stagione quindi adesso è un trionfo di broccoletti e zucca e porro. Devi soffriggere le verdure, poi aggiungi la pasta o il riso (a fine cottura deve avere uno spessore di 1 cm), il sale e odori che preferisci e la cosa importante è misurare esattamente quanta acqua ci vuole affinché venga assorbita tutta e non ne devi aggiungere altra: questo è il vero segreto. Meglio ancora avere un paellero (http://www.rgmania.com/media/images/paella-viva-espana/productimage-picture-paella-viva-espana-1479_wm_w1_o100_gs0_r0_p-320x-323_s8.jpg) per 3 o 6 persone affinché si prepari per bene. A fine cottura lasci riposare una mezz'oretta lasciando un rametto di rosmarino sopra e tappi con un pezzo di cartone. La goduria è raschiare il fondo mezzo bruciacchiato ("socarrat" in valenciano) perché una volta che metti l'acqua non bisogna più mescolare e quindi il tutto si attacca alla pentola com'è giusto che sia!! E' difficile raggiungere la perfezione, quindi sei invitata!

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  3. Un amico di mio marito, italianissimo, si chiama Gesù. Che l'impiegato dell'anagrafe dell'epoca fosse spagnolo?

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  4. Ciao Alessandra! So che in Italia è proibito dare nomi ridicoli e il nome del padre se ancora vivente (cosa che qua invece succede eccome, mio suocero ha chiamato il primogenito come lui, Luis e si distinguono per il secondo cognome) e un impiegato dell'anagrafe in Italia può proibire il nome Gesù appellandosi alla prima legge, non che sia ridicolo il nome Gesù (....) ma non è rispettoso (così dicono) nei confronti dell'originale e dei credenti. E' una discrezione dell'impiegato quindi il tuo amico Gesù ha incontrato un impiegato buono (magari era ateo).

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  5. Ciao! Scusa, è da un po' che non riesco a trovare il tempo per venire a trovarti nel blog. Grazie per la ricetta! Ma mi sa che è troppo difficile per me... devo vedere come fai. Quando posso venire a trovarti?

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  6. Ciao Francesca!

    In primavera casa nostra riapre le porte della zona ospiti, adesso chiusissima perché fa freddo, quindi quando volete! Oramai a Valencia si vola da mezza Italia!

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