sabato 31 dicembre 2011

conciato per le feste

Noi siamo degli sfigati: nonostante tutte le precauzioni siamo riusciti ad ammalarci. Niente febbri a 40 né bronchiti, ma il 22 eravamo già messi maluccio. Uso il plurale perché per estensione se sta male uno poi stiamo male anche noi, e l'"uno" è Marc of course, che tempo 24h si è ritrovato intasato dal catarro.
E quindi eccomi, due giorni e due notti a base di carezze, coccole, notti in bianco per tenerlo a dormire semiverticale sul mio petto, passeggiate su e giù per la stanza, soffre per i colpi di tosse, lo abbraccio e lo bacio piccolo mio, mi ritrovo non so come, arrivata all'alba, lui in braccio, io in piedi vicino alla finestra guardo fuori una gelida alba qua in quella che per anni è stata la mia cameretta, il silenzio della campagna, la rugiada ghiacciata sui prati e gli alberi, tutto grigio e bianco, ma adesso non sono sola, sono con un piccolino che chiede il meglio di me, trasmettendogli il mio calore, la mia forza negli abbracci, nei baci.

La casa è silenziosa, tutti dormono, il papi dorme accanto a noi, perché non ti riesce a consolare, mi prendo io cura di te, solo noi ci intendiamo, credo che solo io davvero ti possa capire, piccolo mio, come stai male. Ti afferri alla mia maglietta, il tuo pianto è differente, non tieni gli occhi aperti, ma non riesci a dormire. Tu mi parli a modo tuo e mi chiedi tutto il mio amore. Si, l'amore cura. Io ti parlo e ti canto le canzoni e tu ti rilassi.

La testolina è bollente, sudiamo entrambi lui soffre mentre ha colpi di tosse forte e mi sento in colpa per non averlo coperto abbastanza dagli sbalzi di temperatura, vorrei piangere perché lui soffre, non ho calibrato bene, dovevo proteggerlo meglio dal freddo pungente della Bassa Modenese, dentro l'aeroporto c'erano 30 gradi, ma fuori ce n'erano 2 e la macchina era parcheggiata lontana. Non è bastata la coperta in cui ti ho avvolto e non è bastato il piumino e il cappello e i guanti e il mio abbracciarti forte nel freddo italiano, non sei abituato e ti è venuta la tosse e la febbre. E adesso tutti ti vorrebbero conoscere ma non ti porto fuori, solo un giretto al mattino ed uno al pomeriggio perché tu, selvaggio come sei, non sei abituato e ti annoi a stare tutto il giorno in casa. Quindi ti avvolgiamo in un plaid e nel passeggino ti portiamo a spasso lo stesso, almeno respiri un po' d'aria.
Cavolo Marc ti ho fatto ammalare e non volevo. Ti tengo il più possibile accanto a me e con il papi, ti facciamo l'aerosol, ti facciamo bagnetti caldi caldi e dormi con noi sotto al piumone. Il medico di famiglia ti ha visitato e ci ha fatto il favore di mettere le medicine a nome di mia mamma che ha l'esenzione completa.  Guarisci presto.

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