lunedì 16 gennaio 2012

direttamente dalle caverne

Oggi piove. Dopo mesi e mesi di secca, ora sta venendo giù da matti. E siccome davanti alla porta di casa ho un muro d'acqua e siamo stati tutto il giorno dentro bevendo il the e mangiando biscottini, mi sono sentita molto donna delle caverne, e immaginando cosa avrebbe fatto una pelosa donna di Nearderthal oggi ho acceso il fuoco. Mica la cucina a gas, no! mi sono dilettata con la stufa nuova in cucina che non avevamo mai acceso prima perché non ce n'era bisogno -non che poi faccia così freddo- ma con un tempo così, volete mettere la soddisfazione di bere l'ennesimo the di fronte al camino valorosamente acceso senza dal fuoco a tutta la casa?


Non so se ci avete mai provato, ma mica è facile accendere un fuoco, questa è una delle prove d'amore che ho dovuto fare per far cascare Raul ai miei piedi.

E' stato difficile imparare e non conto le volte in cui di corsa ho dovuto spalancare porte e finestre per far uscire il fumo, ottenendo poi l'effetto opposto a quello desiderato: la casa gelata. Una volta dopo sei tentativi mi ero anche messa a piangere.

Ma adesso ho imparato e condivido la saggezza acquisita con voi.

1) bisogna iniziare facendo una montagnetta con legni piccolini e pigne che prendono subito fuoco, ammassandoli in modo che filtri molta aria tra loro. Accendere un pezzo di giornale e ficcarlo in mezzo. Subito bisogna dargli molta legna, piccola e media e tenere il bocchettone del tiraggio ben aperto.


Quando sta ardendo bene bene, si piazza un tronco bello grande, ma non buttato sopra a casaccio perché potrebbe soffocare il fuoco faticosamente acceso, ma bisogna metterlo un po' di traverso.



Questa è una stufa norvegese di ferro colato, pesa una quintalata e ha una leva che chiude le porte scorrevoli. Arrivati a questo punto quindi per mantenere il fuoco regolare ed evitare che con una vampata consumi tutta la legna in 5 minuti, socchiudiamo un po' le porte e regoliamo anche la ventola del tiraggio, riducendolo un po'. Il fuoco anche se diminuisce va avanti costante per ore.

Ora possiamo metterci vicino al fuoco, in contemplazione o come fa Marc, dormendo.


Dietro alla stufa abbiamo messo delle mattonelle rinfrangenti in modo che il calore non si disperda dentro al muro, ma venga diffuso a tutto l'ambiente. I norvegesi che sono esperti in stufe, hanno prodotto questo capolavoro che riscalda per ore e ore ed è anche bella da vedere.

Io rimango incantata guardando il fuoco, è una cosa che adoro. Ogni tanto poi controlliamo e mettiamo dei tronchi piccoli per ravvivare la fiamma prima di aggiungere un tronco grande. Magari smuovendo un po' con il palo di ferro si riavviva da solo il fuoco sottostante. Spesso funziona e si riprende facendo una fiamma bella alta.
A pranzo mi sono distratta e si è spento il fuoco anche se le braci erano ancora ardenti: ho quindi messo un po' di carta e soffiando la fiamma si è riaccesa vigorosa.

Siamo andati avanti così tutto il pomeriggio.

Una volta che la donna delle caverne che vive in me è stata soddisfatta, ho fatto una cremina-ina-ina. Ultimamente con la cera d'api mi uscivano creme spesse come burro da spalmare, quindi ho ridotto al 3% ed è uscita questa crema per il corpo, spessa ma che si assorbe subito. Devo tirare fuori dalla dispensa altri bicchierini  perché dopo aver finito i barattoli (li ho ordinati, vediamo quando arrivano) sto usando i bicchieri e stiamo bevendo nelle tazze -.-"

Domani ho intenzione di fare un'altra formulazione mettendo un 1% di cera d'api, un po' meno di emulsionante e un po' più d'acqua, vediamo se mi viene più fluida. Questa crema è neutra, avevo il resto degli ingredienti nel magazzino ma la pioggia mi ha impedito di andarli a prendere, due gocce di olio essenziale di mandarino o rosa mosqueta ci starebbero proprio bene.


E' proprio una goduria mettersi addosso una crema fatta con le proprie mani (dopo aver maneggiato legna e fuoco tutto il giorno poi...)

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