domenica 19 febbraio 2012

cambiare vita: come e perché

Scrivo questo perché sempre più persone mi scrivono e mi chiedono come fare. Comincio con il dire che io sono sempre stata un cane sciolto e il mio cambio di vita è arrivato perché non ho mai concepito nessun luogo come "mio" e a dire il vero quando mi ero trasferita ad Ancona mi sono sentita "arrivata" ed infatti.... Il sogno -chissà perché- è quasi sempre femminile, mentre gli uomini rimangono ancorati alla città perché pensano al lavoro, le donne invece associano l'idea di un buon tenore di vita più che al lavoro che ti permette questo e quello, ma fondamentalmente vuoto. Perché la tipica domanda che fanno a chi vuole cambiare vita è: e poi di che vivi?

Ah, ragazze, a sta domanda oramai ho imposto la risposta automatica, con un'altra domanda: "perché, tu che vita fai?"

Molti di quelli che vi mettono i bastoni tra le ruote facendovi venire un sacco di paranoie, tranquille stanno solo rodendo. Perché il solo fatto di prendere in considerazione l'idea di andare via è già un buon passo, è una presa di consapevolezza che chi sta sicuro sulle proprie posizioni sindacando che voi siete le pazze, ecco, non ha manco il coraggio fare, come guardarsi allo specchio per non vedere il fallito che è. E' la tipica persona che si merita stare nel brodo in cui sta.

Quelli che sono sicuri di tutto non mi sono mai piaciuti.

Rimanendo nel mondo della filosofia posso dire che stare al mondo è una cosa, vivere è tutt'altra ed io da questa parte della barriera non riesco davvero a capire come chi viva in città seppur con tutti i conforts non abbia mai pensato nell'altrove. Credo che sia sempre una questione di paura, di sicurezze fatte di quattro pareti, la macchina, la routine dell'alzarsi la mattina e andare a lavorare... Pensate alla libertà di alzarsi alla mattina e non avere nessuno che ti comanda, ma nemmeno da comandare, insomma hai dei bisogni basici a cui badare e per il resto sei libero. Nessuno fa carriera sulla pelle degli altri. Manca proprio il vizio inumano di fottere l'altro.
Sapete perché io non riesco ad arrabbiarmi con Raul dicendogli che lavora troppo? Perché lui fa quello che gli piace. Ed io non riesco a farglielo pesare come se fosse un ingegnere o architetto che passa 10 ore fuori lavorando per una grande impresa ma che ha messo da parte un po' la famiglia. Noi siamo qua tutti insieme, abbiamo i nostri scazzi, ma Raul smette e ricomincia e ci aiutiamo, io che davvero avevo piante che si suicidavano in casa, adesso sono tra le mie migliori amiche. E' un unico mondo, noi e le nostre passioni che si compenetrano e la nostra vita.

Il mondo del lavoro: allora, visto lo visto francamente c'è poco da perdere. Io ho quasi 30anni, amiche che stanno facendo concorsi per il settimo livello a posto indeterminato in quella città tossica qual è Milano eppure non vedremo una ceppa di pensione. A scuola avevo come compagne di classe gente che si è recentemente sposata con Enzo Miccio di Wedding Planners. Io + loro = il mondo è bello perché è vario.

E poi scusate, ma a cosa servono i soldi?

A magnare? Fatti l'orto
Alla casa? Non avete idea di quanta gente viene quasi pagata pur di andare a vivere in villaggi semi isolati. Lo scambio (ti lascio la casa e tu me la tieni in piedi) non è mai stato così di moda.
A pagarti la tomba? E' che è l'unica cosa che mi viene in mente sul serio, perché tutto il resto si ottiene anche lavorando molto meno che 8h al giorno.


Viviamo in una società di bisogni costruiti dalla pubblicità, ma io vorrei davvero aiutarvi, specie a coloro che hanno il partner che non vede un futuro senza un lavoro fisso (poi, ma chi l'ha detto?) lontano da tutto, quindi trovatevi 3 ragioni per continuare a vivere così. O il vostro partner.

Ah, mica è uno scherzo poi prendere tutto e andare davvero via, ma vi posso dire che il vero problema, ma quello davvero grande grande grande è poi ........ ritornare a vedere gli amici lasciati a casa, quelli famosi appunto che sono sempre stati molto "aperti e disponibili e comprensivi", e cercare di non dire loro "te l'avevo detto che ci sarei riuscita". Il resto, è solo questione di creatività e sapersi muovere.
E le grandi aspirazioni di solito trovano una serie di affinità elettive per cui le cose avvengono. Incontri casuali che si rivelano fondamentali. Piccoli dettagli che cambiano il corso di una storia.
Sano realismo non deve mai mancare. Una profonda analisi di se stesse per capire come reinventarsi. E che magari le ricette ereditate dalla nonna per fare le marmellate si possono rivelare l'idea geniale da cui ripartire. Cose così. Vi piacerebbe vivere facendo l'uncinetto? O scrivendo storie per bambini? Mica tutto deve per forza girare intorno ai campi di cipolle.
Poi bisogna individuare un luogo non troppo isolato dove potersi installare. Un luogo economico, quindi evitiamo di sognare con le campagne senesi. Non c'è nemmeno bisogno di andare su un'isola deserta.  Andare a vedere ecovillaggi e guardare le statistiche sulla vera qualità della vita dei piccolissimi Comuni potrebbe aiutare pure i mariti scettici. Posti noiosi? Godeteveli.
Quando bello è non avere niente da fare?
Cambiare vita comporta una forte riduzione di usi e consumi e circondati dall'elettronica come siamo c'è chi non legge un libro da 3 anni. Incredibile come migliorano i rapporti umani quando per esempio va via la corrente per 6 ore e non sai che cazzo fare.
Io confesso di essere impedita con le cose manuali classiche e chissà che mi inventerò con Marc a parte fare due ritagli, ad ogni modo oramai il bello della riduzione è dover spremere il cervello per non ammazzarsi di noia e prendersi a sberle da soli e per chi ha bimbi questo comporta una dedicazione totale: senza tv, poche ore di pc, niente Wii cazzi e mazzi, sembra di fare un santo indietro di 30 anni! E la cosa fantastica è che non esistono divisioni tra lunedì e giovedì, martedì e domenica: ogni giorno è un giorno nuovo da reinventarsi. Chiaro che poi entra in ballo la routine, stabilizza e ci fa andare a dormire alla sera, ma non ti riduce in modo catatonico alla sera.
Sfoltendo pure un po' di romanticherie stile casetta piccolina in Canadà, non è facile da un giorno all'altro ritrovarsi un po' tagliati fuori dal mondo e con difficoltà oggettive a vivere con poco: niente supermercato dove comprare all'ultimo minuto, strade tanto strette che manco entra la macchina e la devi lasciare fuori, 800 vicini di casa al massimo che possono essere un po impiccioni e sogni di nuovo l'anonima vita di condominio a 30 piani. Si rimpiange un po' il cinema, le chiacchiere al bar, ma esiste una soluzione per tutto.

Ultima cosa: non si può convincere qualcuno che non sia d'accordo se non arriva da solo ad intraprendere questo percorso, che può durare anni. Quello che possiamo fare è aiutarlo a guardare fondo questo mondo. Finché non ci cade dentro anche lui.

La salute fisica e mentale ne giova e soprattutto ti senti viva nell'aver scelto davvero.


6 commenti:

  1. Tu manco te li immagini quanto cascano a fagiolo questi tuoi ultimi post (l'altro è quello dei capelli). Grazie! - Graziana

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  2. Lungi da me dire che sia facile, ma credo che questa inquietudine interiore che molti hanno non debba essere repressa, in fondo vorrei proprio capire se le barriere che ci autoimponiamo per NON fare le cose siano là perché....?? Per il giudizio che gli altri ci possano dare?

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  3. Nel mio caso sono proprio le reazioni degli altri a bloccarmi ...è stupido ma è vero. Non ti parlo di giudizio, ma proprio di "reazioni". C'è gente qua a torno a me, che non si limita semplicemente a disapprovare le mie scelte di vita, ma interviene per ostacolarmi. Mi son rotta di essere considerata una che va contro, vorrei stare in mezzo a gente che mi vede normale e so che ce n'è. Mah, vedremo che riesco a fare :)- Graziana

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  4. Son sicura pure io, soprattutto se continuo a leggere il tuo blog :))!! - Graziana

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  5. Bellissimo il tuo articolo, sei una donna forte e coraggiosa.....

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