martedì 13 marzo 2012

Radicale a chi?

A me sta storia della macchina mi ha fatto tuffare di testa dentro riflessioni profonde...che già nacquero il giorno in cui venne al mondo Marc e mi chiesi se davvero avrei fatto tutto quello che avevo pianificato, pensieri che poi si agganciavano alle emozioni sui cambi della vita di cui abbiamo già parlato.

Nonostante tutto io non mi sento una radicale.

Anche se dopo 3 anni ancora sto spiegando ai miei genitori che cosa sto facendo qua (mia mamma ancora pensa che io sia in vacanza meditativa) e mio padre ancora si deve riprendere dal fatto che ho lasciato il dottorato, io dopotutto mi sento molto normale. Sono gli altri che mi vedono come una eccezione.


Conoscete questa frase

La trasgressione è uno spazio lasciato dalla società per farci ricadere negli schemi.


Insomma, se pensate che io sia radicale è perché non conoscete il nostro amico Michael, che abitò qua nell'orto, durante un periodo fece un esperimento su se stesso bevendo solo Coca-Cola e fumando canne senza muoversi (diceva che lo zucchero della Coca Cola era quello che gli serviva per far funzionare l'organismo, ma siccome non si muoveva non aveva bisogno d'altro)  e adesso vive con la moglie e la figlia Aquiara (si legge Achiara e deriva da aqui i ara che in valenciano vuol dire "qua e adesso") in una yurta mongola sui monti e nella sua eccentricità fa pure un lavoro normale, editando una rivista.

Anche se non capite  niente di spagnolo, questo video di 7 minuti è abbastanza comprensibile e vi aprirà probabilmente nuovi orizzonti.




La storia di Micheal


Vedete, se io fossi una radicale probabilmente vi direi che mi piacerebbe andare in SudAmerica a vivere in un ecovillaggio, mi piacerebbe che Marc crescesse sugli alberi, che imparasse tante lingue, mi piacerebbe conoscere i segreti della medicina tradizionale brasiliana, fare capoeira al tramonto sulla spiaggia di Bahia, girare con lo zaino in spalla, andare a trovare Angels che vive in Republica Dominicana e ha un laboratorio di artigianato in mezzo alla foresta e dove Raul andò a dare una mano per costruire la scuola del villaggio. Sarei una radicale se vi dicessi che mi piacerebbe che Marc non andasse a scuola, ma imparasse quello che c'è da sapere semplicemente vivendo e che un giorno mi dica "mamma grazie per avermi lasciato libero di crescere" mentre lo saluto e gli faccio le raccomandazioni tipiche delle mamme che vedono il proprio figliolo partire per mete sconosciute.

Si, credo che lo farò. E se sono una radicale, vabbé, libera di non sentirmi tale.

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