giovedì 22 novembre 2012

mi faccio vedere, ma da uno bravo

Per crescere un figlio libero bisogna essere genitori liberi. Vi dicevo che io e Raul andiamo a "scuola di genitori" per confrontarci con altri colleghi e accompagnati da uno psicologo reichiano (che udite udite! Ha studiato in Italia dove c'è la scuola di Psicologia Reichiana più importante dopo quella tedesca, a Roma e a Napoli!) chiariamo i nostri dubbi e scopriamo di non essere soli di fronte a tante perplessità.

Tipo una madre che si sente in imbarazzo a fare la doccia davanti al figlio e si chiude a chiave con il piccolo che strepita fuori dalla porta.
O un'altra mamma che vieta alle figlie gemelle di toccarsi la zona genitale e .... non sa perché.
E' vero eh, che quando parliamo scopriamo di essere monotematici e la sfera sessuale è quello che più chiama l'attenzione, seguita dalla televisione e dalle maniere di fare a tavola.
Così parlando emerge che siamo più o meno tutti d'accordo sulla libertà accordata ai figli di inzozzarsi, di mangiare con le mani, di fare E/C fin dai primi mesi, ma andiamo in tilt se c'è di mezzo l'area corporale che da dall'ombelico alle ginocchia.
Innominabili vulva o pene.
Ci sono genitori che non riescono a nominare queste parole.
Ma per fortuna che si rendono conto del corto circuito e per fortuna che ci sono scuole di padri da frequentare.
Perché il problema è: vorrei ma non posso, o non riesco. A parole siamo tutti aperti e lanciati e apertissimi di mente a 1000 gradi ma poi giorno dopo giorno quando i piccoli nani ci offrono spunti per mettere a prova le nostre buone intenzioni, ecco che ci trema la voce, siamo un po' sull'attenti, indugiamo sul che fare...

Pure io pensavo di essere più sciolta, ma mi rendo conto che no. Dico troppi no, in generale. Raul già me lo diceva.
Dico troppo "stai attento che ti fai male"
Dico troppo spesso "no Marc aspetta"

Quando Marc non si è mai fatto male, cioè se guardo bene non si è mai buttato giù dalle scale, che invece scende benissimo in retromarcia e i miei "no" sono più del tipo "No dai sta fermo che faccio una cosa, ma non puoi stare fermo due secondi?" piuttosto che "non farlo perché ti puoi fare del male.

Quindi mi faccio curare. Credo che a tutti faccia bene un po' si psicoterapia, specie quando si è nella fase di scoprire se stessi in veste di genitore, chi ha esperienza quando è al primo figlio?
Sono già stata dallo psicologo di mia iniziativa e senza patologie tre anni fa, in effetti non avevo niente che non andasse nel mio cervello, ma mi ha fatto bene confrontarmi anche solo per sentirmi dire "va tutto bene". Bassa autostima? Mah, non è questo, è solo che -citazione di un libro -quelli troppo entusiasti e sicuri di tutto non mi hanno mai convinto.

Come Marc va crescendo scopro cose nuove di me come persona, le voglio analizzare per capire meglio me e di riflesso magari ricordarmi perché sono così, figlia di chi, cresciuta come sono cresciuta e dove voglio andare.

Mi piacerebbe che un giorno Marc si guardasse indietro, analizzando il suo percorso di crescita personale e dire "sono contento di me"

Quindi domani mattina alle 10 ho il mio primo appuntamento di psicoterapia transpersonale.

E' che mica vado dal primo psicologo che trovo sulle pagine gialle! Mi metto nella mani di un'amica (errore? vedremo) psicoterapista transpersonale, che è un tipo di tecnica poco conosciuta, di cui ho letto e confesso di aver capito poco.
Vi racconterò quindi a grandi linee, dopo un confronto con l'esperienza avuta con uno psicologo classico, com'è la storia. 

5 commenti:

  1. Memore del disagio che percepivo nei miei genitori di fronte alla loro nudità ho cercato di vivere la mia nudità con naturalezza e di non correre a nascondermi (ma neppure di esibirmi) se mio figlio che ora ha 5 anni e mezzo entra, che so, in bagno e mi vede nudo.

    Risultato: nessun imbarazzo, grande disinvoltura e naturalezza, salvo che ... nei disegni in cui mi ritrae, fra le gambe apapre sempre una (sproporzionata!) appendice ...

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  2. io non so come dirtelo e forse non dovrei perchè alla fine non sono nemmeno genitore quindi che cosa ne posso sapere io di come si sta? so solo come si sta da figlia.

    però credo che a tutto ci sia un limite, che il genitore perfetto non esiste, non è la natura umana la perfezione, semmai è perfettibile. e oltretutto non viviamo in una grotta o su un eremo lontani da tutto e tutti e pertanto coltiviamo in completa ed assoluta libertà la nostra vita.
    vivere in un sistema societario implica dei limiti alle libertà individuali, perchè altrimenti se tutti facessimo sempre ciò che ci passa per la mente seguendo la nostra natura si creerebbero inevitabilmente situazioni estreme. ti faccio un esempio: se una persona per indole o per coltivazione caratteriale cresce violenta e da sfogo alla sua violenza può capitare che uccida delle persone. per cui trovo che in alcuni casi la libertà individuale vada limitata per poter coesistere in armonia con altre persone (chiaro ho fatto un esempio davvero limite ma speto tu seguia il mio contortissimo-mi rendo conto-tragionamento lo stesso, proseguo).
    la sfera sessuale allo stato attuale della società è uno di quegli argomenti da trattare con le pinze perchè il limite in questo caso tra libertà individuale e quindi comportamento libero e non problemartico, e sconfinamento nella lesione altrui di qualsiasi genere è molto molto sottile e del tutto personale anche in base alla sensibilità del singolo individuo e degli stessi gusti.
    con i bambini per cui il comportamento sessuale libero può creare più che altro una sorta di imbarazzo mentale, più che corporeo, perchè la nostra società ci ha inculcato che certe cose non sono da considerare libere, senza darci però gli strumenti per crescere questa idea consapevolmente e direi anche intelligentemente, perciò ognuno va un po' a istinto e si regola in base a ciò che sa, a ciò che ha visto, a ciò che ha studiato, a ciò che ha appreso da altri in diversi modi. e lo trasla sui propri figli nella maggior parte dei casi.
    credo sia per questo che non ti senti effettivamente libera come vorresti, ma non è detto che sia da vivere necessariamente come un limite.
    e onestamente, tornando al discorso iniziale, non esiste la perfezione. anche se fai terapia è improbabile che troverai il metodo "giusto".

    in fine trovo un tantino esagerato andare in terapia per questo, ma io non sono te e non ho da crescere un figlio.

    in bocca al lupo.

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  3. Ciao Barbara,
    inizio dalla fine: la terapia non è tanto per crescere un figlio ma perché ora che ne ho uno mi rendo conto che ho avuto troppi limiti (non solo sessuali eh!) che mi hanno fatta soffrire e non vorrei che capitasse a Marc per colpa mia. Giustamente avrà le sue gatte da pelare crescendo, ma vorrei evitare di aggiungerne altre se posso. E' anche una questione mia personale -credo davvero che ogni tanto faccia bene parlare con un esperto, ci sono pure quelli delle ASL- per non ritrovarsi poi a curare quando si poteva prevenire.

    Senza aspirare alla santità e alla perfezione, la terapia che sto facendo io è orientata alla soluzione dei conflitti, alla gestione dello stress come donna e madre e per sviluppare strumenti per fare in modo di essere più libera possibile. Di nuovo "libera" vuol dire riuscire più che altro a fare davvero quello che sento senza farmi condizionare troppo dagli altri e trovare gli strumenti per potermi "difendere" (ritorno quindi alla gestione dei conflitti). C'è chi si sfoga su facebook per sblollire la rabbia dei conflitti tipici in famiglia e resiste con l'arpia (zia madre ma pure il marito se non condivide la filosofia) che chi sceglie un tipo di crescita naturale (quindi molta tetta, letto condiviso e una marea di altri dettagli) ci deve purtroppo fare i conti. Se poi pensi che questi limiti sono puramente culturali (il vizio al bebé, le frigne....) Purtroppo c'è chi getta la spugna per questo.ecco voglio capirmi visto che è tutto nuovo anche per me.
    Per conoscermi meglio e conoscere Marc.

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  4. Non ti preoccupare se dici troppi no, perchè i figli vogliono sentirli e poi cominciano anche loro a dirli, anche solo per affermare la loro personalità. E vogliono i limiti, per poterli superare e per imparare a confrontarsi con questi.
    Non esistono mamme perfette (e se esistessero sarebbero le peggiori perchè una cosa difficile nella vita è imparare che si sbaglia e poi bisogna gestire gli errori) e la cosa migliore da fare è seguire il proprio istinto cercando di ossevare e capire il proprio figlio, ma anche osservare e capire se stesse e le esigenze dei vari membri della famiglia.
    Stai tranquilla sei sicuramente una brava mamma, lo si capisce leggendoti; va bene mettersi in discussione, ma cerca di essere anche sicura di te stessa. E se vuoi conoscerti meglio e migliorarti/modificarti fallo per te stessa e non per Marc.

    scusa se mi sono permessa di dire anche la mia (ma vedi io per es. non sopporto molto quando mio marito mi dice che dovrei fare o non fare qualcosa con nostro figlio e io a mio volta cerco di interferire tra loro perchè comunque i rapporti mammma-figlio e papà-figlio sono diversi. E soprattutto spero che non dica che dici troppi no davanti a Marc)
    ciao
    francesca

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  5. questa analisi a dire il vero in tre incontri si è spinta più in là, come al solito si arriva a parlare del rapporto con la mamma, mia mamma e ... uff che difficile che è.

    Io non pretendo di essere perfetta, ma ho (magari ne parlerò) molti lati oscuri che non mi fanno stare proprio bene e che adesso riemergono e si riflettono su Marc.

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