lunedì 10 giugno 2013

Niños robados (bimbi rubati)

Sí, sono vestita. La Fería Alternativa è giunta al termine e siamo appena tornati a casa. Ho rivisto millemila amici, ho giocato a capoeira, ho fruttato 20 kg di mele, ho rincorso Marc per chilometri.

Eppure mi preme spiegarvi una terribile storia di cronaca nera che qua in Spagna non dimenticanno mai, anche se per anni hanno cercato di insabbiare.
Da quando vivo qua ogni tanto sentivo e leggevo sui giornali di queste tragedie scandalose, ma ieri per la prima volta durante il giretto in bicicletta, mi sono ritrovata davanti occhi negli occhi a tante mamme di figli mai avuti.

Vi spiego la dinamica: tra gli anni 60 e gli anni 80 si sono verificati veri e propri furti di neonati. In tutta Spagna ma soprattutto qua a Valencia, Madrid e Barcelona, le città più grandi. Trattandosi di un vero e proprio furto su commissione, ve ne parlerò così, come se fosse qualcosa di materiale, ma sappiatelo, sono bambini.

Committenti: famiglie ricche che non potevano avere figli. Se vi dico ricche e ben piazzate, pensate ai corrispondenti spagnoli di famiglie italiane come Barilla oppure Montezemolo....sì, siamo a quei livelli lì.

Intermediari: i furti avvenivano in ospedali pubblici, ma soprattutto in cliniche private cattoliche.

Vittime: madri e padri preparati all'evento, con data di battesimo già segnata. Ecco, che non erano ragazze madri, abbandonate e spaventate che avrebbero daato il figlio in adozione. Erano mamme che avevano avuto gravidanze regolari e magari erano alla seconda. E ovviamente le altre vittime, migliaia di figli.

Strategia: una volta nato il bambino immediatamente veniva allontanato e con una scusa non veniva nemmeno mostrato alla madre. Non so, dicevano che era cianotico e aveva immediato bisogno di ossigeno. Dopo due ore dicevano che il bimbo era morto. In alcuni casi veniva mostrato un corpicino avvolto in un telo bianco, questione di qualche secondo. La faccenda si chiudeva qua.

Ieri ho conosciuto una madre il cui figlio era nato il sei novembre 1982, cioè un mese dopo di me. Poteva essere mia madre.

Non so esattamente quando è stato aperto il vaso di Pandora e perché, diciamo che cominciavano ad emergere troppi casi di "morti infantili" negli ospedali di Valencia. E ho letto che un medico oramai in punto di morte avesse consegnato alla figlia un'agenda con i nomi di centinaia di famiglie ricche che avevano pagato le commissioni per il furto.
Si parla degli anni 70 e immaginate mia suocera, che ha avuto tre figli tutti nati tra il 1970 e 1981 (Raul è del 1974, il figlio di mezzo) nell'ospedale di Valencia dove più si rubavano bimbi, come si è sentita fortunata.... e spaventata nel sapere dopo decenni che alcune delle sue compagne di stanza sono le madri che adesso chiedono giustizia.
Si parla poi di medici, infermiere, ostetriche che sono oramai sottoterra oppure talmente anziane da avere la demenza senile galoppante e l'UNICA suora formalmente accusata di sequestro di persona è morta di vecchiaia a 88 anni qualche mese fa e fine del processo a suo carico e archiviazione.

Molti, moltissimi uomini e donne di 30-35-40 anni stanno scoprendo adesso di non essere i figli tanto amati da coloro che hanno sempre chiamato mamma e papà, pur avendoli amati tantissimo e sentendosi amati a loro volta. Stanno scoprendo con dolore che ci sono un padre e una madre che non hanno mai smesso di cercarli. E sono con l'animo letteramente diviso in due.

Immaginate, una vita intera rubata e falsata.

Le Associazioni di Madri di Bimbi Rubati chiedono chiarezza attraverso questo sistema:
-una banca di DNA per fare incroci tra il loro sangue e quello di persone che hanno scoperto di essere stati rubati, per trovarsi il prima possibile, con le spese ovviamente a carico dello Stato.
-nuove autopsie e analisi di DNA a piccoli corpi sepolti in tombe di famiglia per capire a chi appartenevano i resti (queste famiglie hanno fatto funerali a dei bambini per poi scoprire che non erano i loro)

-Responsabilità allo Stato che per anni non ha mantenuto un normale registro di nascite (era la Dittatura, dicevano.....) e non si è posto il problema di tante tante morti registrate in poco tempo e in ospedali precisi.


Sono sempre rimasta turbata e inorridita da queste storie, lette sui giornali, ascoltate in dibattiti... e adesso che sono madre figuriamoci.

E adesso che ho ancora inchiodata nella memoria lo sguardo di quella mamma che piangeva - noi ieri eravamo tutti dei giovanotti, solo due di noi erano mamme, insomma potevamo essere tutti figli loro.........

questa cosa non mi ha fatto dormire....

sono stata tutta la notte guardando Marc nella penombra....
Sembra paradossale, sono contenta che sia nato in casa, che non ha corso questo rischio, assurdo pensare che possano esserci rischi così, qua o che potevano esserci fino a un paio di decenni fa...

Fa paura la razza umana.... a cosa è capace di arrivare.

Figlio mio, sono contenta di averti partorito qua, tra le mura di casa e averti abbracciato subito.

E mi sento male solo all'idea che in quell'ospedale famoso dov'è nato il tuo papà ho dovuto portarti che avevi un mese per fare la prova del tallone e non ci hanno permesso accompagnarti nello studio, siamo rimasti fuori in corridoio sentendoti strillare, anche se il prelievo è durato un minuto e mezzo...un lunghissimo minuto.

E' vero, i tempi sono cambiati.

Purtroppo però la Storia ci dimostra che non impariamo niente dal passato.

Impossibile non essere solidali con le Mamme dei bimbi rubati. Dev'essere una sofferenza inaudita.

Per maggiori informazioni  qua ci sono alcuni articoli del Paìs (articoli in spagnolo)



4 commenti:

  1. Mamma mia...ho la pelle d'oca...

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  2. E' veramente sconvolgente. E tra l'altro mi fa pensare: fino a dove ci si può spingere per avere un figlio? Avere un bambino, crescerlo, prendersi cura di lui, è un atto d'amore grandissimo. Come può nascere da tutta questa violenza? Queste famiglie "sterili" hanno saputo da dove venivano i bambini?

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  3. ho letto un libro sull'argomento . fa davvero impressione.

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    1. E ogni giorno si scopre qualcosa in più. Terribile.

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