sabato 1 febbraio 2014

La scuola cooperativa

Non mollo, non mollo, sto discutendo con Raul sul destino di Marc.

In queste settimane non pensiate che io abbia del tutto digerito la chiusura della scuola, ma ho anche preso le distanze da tutti. Ho capito che qua bisogna essere freestylers e sto guardando in tutta autonomia altre alternative.
Raul credo che sia ancora più deluso di me da tutto sto casino, per questo già in questo post si dimostrava più che convinto di mandare Marc alla pubblica per le ragioni più diverse e devo dire, anche abbastanza convincenti -mannaggia a lui- non posso dargli tutti i torti- tipo:

-già vive in campagna, se lo mandiamo a scuola chissà dove, sarà un emarginato in paese
-metti la comodità per la nonna di andarlo a prendere
-le cuginette

Sì, sì, pure io gli ho rinfacciato che non posso sacrificare il benessere di Marc in nome della comodità della nonna, ma almeno riconosce che se Pubblica deve essere, saremo i primi a rendere la vita della maestra un inferno, se non rispetta il bimbo dove pensiamo che esageri.
Quindi dicevamo, le alternative.

Esistono in zona due scuole-cooperativa, non sono né pubbliche né private, ma sono una evoluzione legalizzata di progetti di scuola libertaria nati più di trent'anni fa. Con "evoluzione" intendo che hanno dovuto cedere in alcuni punti della loro filosofia per ricevere il riconoscimento, ma d'altra parte sono la cosa più vicina, sia fisicamente che eticamente alla mia idea di educazione.

Ovviamente Raul ha da ridire, anche su questo!

Vediamo: tra i suoi amici ce ne sono 5 o 6 che da piccoli frequentarono proprio una di queste scuole e mi dice che in paese, siccome ai tempi erano considerate "private" e "di lusso" questi suoi amici erano ghettizzati: vivevano nel quartiere-bene del paese e non avevano contatti con gli altri perché passavano tutto il tempo a scuola, anche il tempo libero tanto era figo sto posto, mentre Raul scappava da scuola e prendeva i giro sti fighetti e si divertiva un casino.

E ovviamente, quanto costano queste scuole?

Queste scuole cooperativa funzionano così:
Bisogna entrare come soci, versando una quota fissa annuale tra i 600€ e 1000€. Gulp!
Ogni mese poi sono 300€-600€  in base al corso di studi frequentato: materna, infantile, elementari e medie.

Sono storicamente le scuole della sinistra radicale fighetta della zona, non certo quella proletaria eh, bisogna dirlo, che portano avanti la rivoluzione anarchica dalle loro villette in collina. Bisogna dirlo.

Mi dicono poi che per iscrivere i figli fin dall'asilo l'iscrizione del 2016 per esempio è stata chiusa nel settembre del 2013. Ecco, ancora prima del concepimento! Ma Marc andrebbe direttamente alla materna, dove ogni tanto si libera UN posto.
Vediamo nel dettaglio queste scuole: ce n'è una a Picassent, La Comarcal, frequentata da  amici coetanei di Marc e ovviamente eredi diretti di ex alunni, infatti basta continuare a pagare la quota come socio, per quindici o vent'anni che tuo figlio di diritto entra nella scuola senza graduatorie, tipo che gli tieni un posto in caldo. A questa scuola potremmo andare direttamente in bicicletta, tanto è vicina.
E a Picanya, a 10 minuti d'auto, c'è la Escola Gavina.

Entrambe si reggono sull'assemblea e per questo hanno un numero limitato di alunni per ogni corso. Entrambe sono cooperative, la definizione di cooperativa, sì proprio come il supermercato della Coop in Italia, è che i soci fanno assemblee annuali e vengono integrati nelle decisioni.

Dal punto di vista didattico, potete semplicemente guardare le pagine web e le immagini, coincide perfettamente con l'idea che abbiamo noi di educazione, o almeno con i dovuti allineamenti ai dettami del Governo, ma con un ampia libertà sulla gestione degli orari e delle tecniche, tipo  che non ci sono compiti e verifiche fino alle medie?!!!!
Pensate che c'è pure il corso di circo!E entrambe le scuole hanno impianti sportivi di livello.
Vengono organizzate escursioni!
Traduco la filosofia della Escola Gavina:
Nasce nel 1975 e fin dalle origini si definisce come una scuola valenciana, coeducatrice, plurale e laira. Il nostro obiettivo era ed è fare della scuola un mezzo educativo ricco, che stimoli i bambini e le bambine a sviluppare tutte le loro capacità personali, sociali ed intellettuali. Per la loro educazione è quindi fondamentale la cooperazione tra famiglia e scuola.
Una educazione integrale: Cosa vogliamo fare? Creare un clima che stimoli la libera espressione dell'autonomia dei bambini e che favorisca la loro autostima e integrazione nel gruppo. EDUCARE al rispetto per gli altri, senza discriminazioni, amore per la natura, convivenza.....SVILUPPARE un atteggiamento curioso, POTENZIARE la conoscenza e l'amore per il Paese e l'uso del valenciano come veicolo di apprendimento, comunicazione, cultura e scienza.

Sí, avete notato che le pagine web sono in valenciano? Claro! Da queste scuole sono usciti il fior fiore dei politici valenciani de la terreta, cioè quelli che lottano con i cittadini, a favore del valencianismo come identità politica, sociale e culturale, in un Paese, la Spagna, che da tempo ha importanti fratture interne tra chi sogna una Spagna unita sotto la monarchia e limitazione delle varie Autonomie chi invece (tipo Raul, tipo mio suocero, tipo Catalunya, il País Vasco, Navarra...) sente come un sopruso la Monarchia, che non è stata scelta dai cittadini, ma imposta dal dittatore Franco nel 1975.

Ora, tutto una meraviglia no? Che culo che ho ad avere due scuole così a due passi da casa MA....

Sí, non è tutto perfetto. Tanto per cominciare sono CARE, carissime e molto molto ELITISTE.
Vogliamo che Marc frequenti un posto così? Noi che abbiamo fatto voto di povertà e uguaglianza?

Nella nostra scuola nonostante tutto, sì, c'era da pagare, ma eravamo aperti allo scambio, tipo sto mese non paghi ma cucini tu, oppure fai giardinaggio ed elimini la selva impenetrabile, dipingi il cancello, se ne parlava...ma nelle scuole coop è fuori discussione: se entri significa che fai parte della borghesia (di sinistra, eh, sempre) ma che non avrai mai problemi a pagare la quota anzi ti farai avanti per promuovere attività in cui c'è da pagare qualcosa in più ma per i figli questo ed altro.

E' vero, io e Raul per far nascere Marc in casa abbiamo speso soldi che non avevamo, ci abbiamo messo un anno a pagare l'ostetrica. Ma era un pagamento puntuale, oggi ti dò 100€, tra un mese 150€ , ti dò verdure per due mesi, e via così  riducendo via via il debito.
Ma sia la Comarcal che La Gavine... non so, non so...
Si suppone che si entra a 2-3 anni per uscirne a 15, nessuno si sognerebbe di far cambiare scuola al figlio dopo le elementari per esempio, già essere ammessi è una conquista: si creano legami che vanno oltre ai banchi di scuola, lo vedo, lo vedo tra chi ha frequentato quella scuola da piccolo...ed è una scuola a tradizione famigliare, perché è stata fondata da tuo nonno, ci è andato tua padre e tua zia e ora vai tu.

Questo è élite e non so se -a dispetto della filosofia che sbandiera- è veramente quello che sia giusto per Marc.

Chissà che non sia meglio che frequenti la pubblica, con bambini di tutti i colori, origini, lingue e culture. Con le difficoltà e le sfide  per andare sull'altalena, per esempio. Senza dover vivere necessariamente la frustrazione e il castigo (là ci sarò io) , forse la Pubblica rimane il mondo reale.

Sono veramente devastata! Sto andando in tilt!! Non so più cosa pensare!





2 commenti:

  1. Capisco assolutamente la difficoltà.
    Mia figlia ha provato 2 anni di materna in una pubblica normale, ne siamo uscite distrutte e poi ha iniziato a fare hs.
    Questo per dirti hce ciò che tu ti proponi di fare: essere presente e stare col fiato sul collo alle maestre è una cosa difficilissima e spesso controproducente.
    Io l'ho fatto e alla fine ho dovuto ritirare la figlia che non dormiva più la notte e tutti ci guardavano come due aliene.
    Poi, per carità, magari marc trova delle maestre meravigliose, non voglio essere tragica.
    Però fai i conti anche su questa possibilità.

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  2. Ah! Che bel dilemma! Valerio è andato per qualche mese in un asilo pubblico gestito da una cooperativa ed è stato un fallimento. Io l'avrei ritirato dopo i 3 gg di inserimento, lui ha resistito più o meno fino a dopo natale e poi a gennaio è esploso.
    Per il momento l'alternativa per noi è tenerlo a casa, per me la vita è molto più rilassante di quando andava all'asilo (giuro!) ma non so cosa faremo quando avrà 3 anni e si porrà l'opzione della scuola d'infanzia. Certo che questi prezzi sono esorbitanti!

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