giovedì 29 maggio 2014

Cavezzo, due anni dopo

Due anni sono passati da quel  giorno in cui per tre secondi il mio cuore si è fermato.
Cavezzo, Mirandola devastate dal terremoto.
Il primo giugno ero con Marc in braccio con la mia famiglia a guardare da lontano casa mia, rimasta chiusa per un mese prima di essere classificata come A, quindi perfettamente agibile.
Cosa che non posso dire per 
l'80% del mio paesello.
Tornare ciclicamente a distanza di mesi, ritrovando quei pochi amici che il sisma non ha mandato via, vuoi perché hanno perso la casa o il lavoro o entrambi e si sono spostati verso Bologna o Carpi, ecco mi fa l'effetto di quella che non capirà mai.
È vero, non c'ero, ma io e mia sorella condividiamo più dello stesso sangue e dopo le scosse di Finale Emilia ero estremamente sensibile verso quello che mi raccontava e il 29 maggio  mentre sentivo suonare il telefono e lo portavo all'orecchio per rispondere già sapevo cosa ero sul punto di sentire.
A Cavezzo In questi due anni tutto è in movimento : sì, ruspe, troppe per abbattere tantissime case, palazzine, negozi, capannoni, le scuole, la biblioteca, il comune, mezza chiesa, banche.
Ognuno poco alla volta si sta ricollocando: i bar, parrucchieri, gelaterie, supermercati, fiorista, edicole, tabaccai, negozi.
Non nascondo che nell'agosto 2012 dovevo andare in giro con la mappa e le diverse X marcate  a penna per orientarmi, non trovavo nessuno, specialmente il forno che il mercoledì fa il pane ai sette cereali.
E casa? L' unica cosa positiva è che i 6mila euro che i miei genitori hanno spesso per la cucina beh, li vale tutti. È rimasta incollata alla parete senza un graffio, solo il frigo aveva preso il largo e tutti i bicchieri e molti piatti e i libri di cucina erano decollati e atterrati ovunque.
La mia stanza ha subito un restyling inaspettato, ma devo dire che mia madre erano dieci anni che mi chiedeva di far sparire tutta la collezione di bottiglie di birra delle più diverse -ricordi di una gioventù ribelle - ecco tutto andato in pezzi. Tuttora ho la sensazione che in casa mia manchi qualcosa anche se quello che si è rotto -vi assicuro tra regali trash di comunioni/battesimi/matrimoni non era un bel vedere- è solo materiale, si nota il vuoto, l'assenza perché ad ogni oggetto è comunque associato un ricordo.
E se questa è la sensazione che ho io, che ho una casa in categoria A, immaginate i miei vicini. Alcuni anziani deceduti per lo strazio di aver perso tutto. Alcuni bimbi nati sfollati.
Mia sorella e l'esame di maturità al parco senza libri senza gloria senza aver vissuto le emozioni degli ultimi giorni di liceo.
È angosciante vivere da lontano questi eventi, da un lato ti senti esclusa da chi c'era, come se non avessi il diritto di sentirmi male, dall' altra ho temuto sul serio di sentirmi intrappolata in Spagna, nel caso in cui anche casa mia fosse venuta giù, non avrei più avuto un luogo in Italia dove tornare a "casa".
Oramai sono passati due anni. Inutile dire che due mesi dopo il caso era chiuso.
Cavezzo e Mirandola, Sorbara e San Felice e pure Medolla ogni estate organizzano interessanti eventi  culturali, ( non vi invito alla sagra della rana ma a quella del Lambrusco sì), le mie terre sono ricche di culture tradizioni, armatevi di un buon repellente per le zanzare e andate a trovare i miei amici, specialmente Simone, della pizzeria Mangiafuoco, che non ha mai chiuso e ha lavorato per non impazzire.
E saluti al mio Sindaco Stefano, non ti ho votato, ma sei un grande e un abbraccio al mio bibliotecaio Alberto.

1 commento:

  1. Non voglio fare un paragone perche' non regge, ma mi hai fatto venire in mente un aneddoto. Quando ci fu il terremoto in umbria, quello di notte, l'onda sismica arrivo' a Roma. Noi stavamo dormendo e la prima cosa che sentimmo furono le bottiglie di birra che collezionavo tintinnare sopra la mensola, sopra le teste mia e di mia sorella. La prima cosa che abbiamo fatto al mattino e' stata buttarle.

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