giovedì 31 luglio 2014

tre anni: considerazioni sulla maternità ad alto contatto

Marc compie tre anni tra un mese: questo è un post di riflessione e bilancio.


Si dice che i primi tre anni di vita siano quelli in cui il bambino scopre progressivamente chi è e le relazioni con i genitori per poi aprirsi poco alla volta al mondo esterno. Finisce l'epoca in cui in Spagna puoi definire tuo figlio un bebé per cominciare a dire che sia un niño. Non mi pare che in Italia esistano parole che definiscano questi due termini in modo netto come qua.

Noi dentro alla maternità e paternità ad alto contatto ci siamo semplicemente caduti dentro. Guardandomi indietro posso dire che non mi sono mai dovuta far convincere da libri o esperti ad applicare metodi diversi dal "comune". Io e Raul a modo nostro abbiamo seguito il nostro istinto che più di una volta ha coinciso con le teorie di stampo Odentiano o Gonzalense, ma senza l'intenzione di voler seguire quello che dicevano loro come una religione.
 Diciamo pure che abbiamo scoperto qualche tempo dopo che il nostro metodo personale non era poi così originale ma addirittura un metodo codificato e ufficiale, cioè che pensavamo di essere strani noi e invece eravamo in buona compagnia e che addirittura l'OMS avallava la scelta dell'allattamento prolungato.

Ritengo pure un po' ingiusto che qualcuno abbia brevettato una filosofia naturale, un po' come la Monsanto o la Bayer che brevettano i semi, cioè forme di vita pre-esistenti senza aver inventato niente. Nonostante uno poi cerchi di svincolarsi dalle varie teorie, ecco che comunque si finisce etichettati.

Fin dal momento del test di gravidanza, davanti ad un piatto di brodino, è saltato fuori il discorso "parto in casa" come se fosse la cosa più ovvia del mondo, ma l'idea è nata dalla mente del papà, alla cui proposta io ho semplicemente risposto "Perché no?"

Non ho dovuto frequentare gruppi Facebook per volermi convincere ad applicare il cosleeping, portare mio figlio o allattarlo fino all'altro ieri. Mi è sembrato naturale impostare così la nostra relazione e l'ho fatto finché siamo stati entrambi comodi.

Sapete della mia non-relazione con pediatri e camici bianchi in generale, è praticamente nulla e abbiamo navigato a vista nel mare di proposte e alternative in merito allo svezzamento. Siamo finiti nell'autosvezzamento per comodità e secondo il nostro senso logico. Ne siamo usciti vivi, pur avendo introdotto i ceci a 6 mesi, il riso integrale il massimo che facevo era schiacciarlo un po' con la forchetta e gli davo le foglie di cavolo da sgranocchiare come patatine.  Ad ogni modo Marc ha cominciato a vivere di quello che c'era nel piatto superato l'anno, fino a quel momento il suo vero sostentamento è stato l'allattamento. Certamente se avessi intravisto qualche problema avremmo immediatamente scelto un altro modo.
Non chiedetemi quindi cosa sia l'autosvezzamento, a cosa serva, le sue basi etiche/morali/montessoriane perché non lo so, so che esiste un forum o un blog in merito ma non l'ho mai frequentato.
Marc è un mangione ma non so dirvi se è per l'autosvezzemento (si dice che aiuti i bimbi ad essere meno schizzinosi) o se è così lui per natura.
E' vero, le cose sono andate sempre bene, secondo noi, forse perché all'oscuro di una infinità di piccoli dettagli e la totale assenza di paranoie riguardo al peso, altezza e tavole di riferimento. Dopo due anni scopro che i legumi avrei dovuto darglieli spellati e a partire dagli otto mesi, per esempio. E che il glutine è un po' forte per uno stomaco così piccolo ( diceva ripensando a Marc che ciucciava una pennetta a 5 mesi) , non siamo seguiti da un nutrizionista vegano, abbiamo un pediatra omeopatico che non vediamo....dal 2012 ma se la pediatra il mese scorso, giorno in cui vede Marc per la prima volta mi dice che non ha mai visto un bimbo così sano, vorrà dire che anche in questo caso, ce l'abbiamo fatta.
Dopo tre anni posso affermare con sicurezza che non so cosa sia un percentile: se qualcuno è così gentile da spiegarmelo, ma potrò continuare comunque a vivere nell'ignoranza.

L'unico principio che ci ha guidati infatti non sono state le linee guida dell'OMS, le velate minacce delle tettalebane, quello che pensa la pediatra, quello che dice la suocera, la vicina di casa, la madre di X, ma quello che stava bene a noi.

Dal punto di vista emotivo mi sono chiesta anche io ad un certo punto se non stavo generando un mostro, se non avrei divuto mettere le distanze e che in qualche modo gli stavo creando un danno: sempre in braccio, tetta sempre disponibile, sempre in mezzo al letto piantato a X e anche io ho avuto dei cedimenti, riflettendo se davvero stessi facendo la cosa giusta quando mi sono sentita in trappola in meccanismi di potere in cui non avevo più il controllo della situazione. Come vi dicevo gli ultimi mesi di allattamento erano diventati una guerra psicologica e Raul con lo stesso tono di voce calmo e sincero di sempre mi ha aperto gli occhi dicendomi che evidentemente eravamo arrivati al capolinea. Io temevo le peggiori crisi isteriche da parte di Marc e invece dopo due o tre giorni la spinosa questione è stata risolta.
Evidemente era pronto già da tempo, il blocco psicologico era mio.

Da circa un mese Marc dorme in camera sua: posso dire che avremmo potuto liberarci di lui  accompagnarlo in questa indipendenza anche prima, se solo avessimo avuto il tempo e la voglia di costruire una scaletta per salire sul suo nuovo letto-castello-barca dei pirati. Il passaggio è stato assolutamente tranquillo e indolore, da subito si è afferrato al suo cuscino e goduto il suo letto (ed io il mio) fino al mattino come non avrei immaginato. Anche in questo caso era pronto. Ed io che temevo di ritrovarmelo fino a 6-7 anni ancora tra le braccia, invece ogni tanto adesso mi manca.



Il nostro letto è tornato quello di una coppia normale e adesso sono pronta di nuovo a sistemare la stanza per farla sembrare il più possibile una camera da letto di una coppia, piuttosto che un dormitorio pieno di libri per bambini, peluche, calzini che spuntano da sotto al cuscino, coccodrilli di plastica e pupazzetti ovunque.


Ma se devo trovare un criterio su cui ho basato la scelta della maternità ad alto contatto è che con l'alto contatto risparmi un sacco di soldi, hai le mani libere e superi millemila barriere architettoniche. Ecco, l'ho fatto per me, poi che mio figlio ne abbia goduto i benefici è solo una conseguenza!
No, dai, non sono così egocentrica, ma questo aspetto mi ha davvero cambiato la prospettiva.
Siamo poveri o comunque siamo persone che per principio si rifiutano di alimentare il businness della maternità e cerchiamo sempre l'alternativa ecologica ed economica, per etica ma anche per necessità.
Questa maniera di tirare su un figlio, definita "Alto Contatto" è stata quella giusta per noi.

E' vero però, siamo stati temerari e chissà incoscienti, allegramente anarchici con un figlio sano e forte nonostante due genitori come noi. In alcuni casi lo reputo un sopravvissuto alla nostra ideologia e senso pratico. Abbiamo horrorizado più di un amico, ci siamo fatti anche venire il dubbio che gli stessimo davvero facendo qualcosa di male, ma l'empatia ha prevalso.
Guardarlo negli occhi ci ha fatto capire che dopotutto stavamo andando nella giusta direzione, e che nessun pediatra per esempio avrebbe potuto avere più ragione di me nel capire se mio figlio era pronto o no per mangiare tal alimento, gattonare strisciando sul selciato anche senza vaccini, mangiare fragole direttamente dal campo, mi dá la sicurezza di aver fatto la cosa giusta.

Adesso è un bambino che parla chiaro, sa quello che vuole, sempre più indipendente. Lo spauracchio dell'attaccamento patologico è oramai svanito.
Tutte le voci cattive che mi dicevano che non si sarebbe mai scollato da me sono state messe a tacere.
Tre anni di attaccamento poi mi sembrano pure pochi, frente alle decine di anni che ci aspettano durante i quali andrà sempre più lontano.
Mi sono davvero goduta questi anni, anche perché ho evitato il più possibile persone negative che avrebbero potuto -nei miei momenti di debolezza-farmi pentire delle scelte fatte.

Questo è quello che ho imparato, in questi anni: strafregarsene di tutti! Se la gente si facesse i cazzi propri sarebbe sicuramente un mondo migliore.

Coscienti che i primi tre anni sono davvero formativi per il futuro carattere della personcina che avete davanti e marchiano a fuoco la personalità, l'importante sono la consapevolezza e il libero arbitrio.

Che si scelga in santa pace quello che è più giusto per la famiglia: con o senza attaccamento, Estevill o Gonzáles, che siano la madre, il padre e il bambino i veri protagonisti delle relazioni familiari e...

todo irá bien, me lo prometo!
                                                     



Muerdo è un giovane cantautore di Murcia che qua nel nostro orto -no, non è quello del video- ha mosso i primi passi e adesso va in tourné fino in SudAmerica, adoro questa canzone, la dedico a Marc!


Por no saber, o no querer guardarte  
Estoy aquí solo esta vez,  
Solo en la soledad que guarda todo,  
Que encierra todo a lo que nunca me enfrenté.  
Por no querer o no saber hacerlo,  
Por sonreír, por miedo a la verdad,  
Por no querer saber,  
Saber querer, quererte bien,  
Estoy de nuevo entre mi espada y mi pared.  
Pero ahora voy a saltar,  
Borrar el miedo,  
Voy a juntar voluntad y deseo  
Y voy a vivir, vivir creciendo.  
Solo esta vez,  
Pero sincero,  
Voy a empezar a escuchar lo que siento  
Y todo irá bien, me lo prometo.  
Hay que estar loco para ser tan feliz,  
Para olvidar la oscuridad y la muerte,  
Hay que ser fuerte para sobrevivir  
En esta selva gris.


traduzione:
Per non sapere o non voler guardarti
Sono qui da solo un'altra volta
solo nella solitudine che conserva tutto
che racchiude tutto quello che non ho mai affrontato.
Per non voler o non saper farlo,
per sorridere o per paura della verità,
per non voler sapere, 
sapere amare, volerti bene.
Sono di nuovo con le spalle al muro,
per adesso voglio saltare,
cancellare le paure,
unire volontà e desiderio,
voglio vivere, vivere crescendo.
Stavolta solo, ma sincero
ascolterò quello che sento dentro,
tutto andrà bene, me lo prometto.
Bisogna essere pazzi, per essere così felici,
per dimenticare l'oscurità e la morte,
bisogna essere forti per sopravvivere
in questa selva grigia.










3 commenti:

  1. Non sono mamma e anche se lo fossi dubito che riuscirei a fidarmi solo del mio istinto. :)
    Che bello pero' questo post e questo tuo punto di vista... che bello leggere che tuo figlio e' sano e che il pediatra gli fa i complimenti. :)
    Bravi!

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  2. invece è proprio così...all'inizio magari ci si sente più insicuri e si cercano le risposte ovunque - poi dopo poco si capisce che l'istinto materno (e paterno) non sbagliano mai e basta osservare il proprio bimbo/a e guardare dentro noi stessi per capire se si è sulla strada giusta - se noi siamo felici allora va bene così! Brava Francesca e bravo Raul - un bellissimo bilancio di 3 anni :-)

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  3. sono d'accordo sul fatto che è strano che un approccio così naturale e istintivo per moltissimi genitori abbia bisogno di essere brevettato...però è anche vero che oggi molte cose che un tempo erano naturali, diffuse e accettate non sono più così normali (come l'allattamento o l'allattamento prolungato ad es.). Quindi è utile trovare una comunità o libri di riferimento per chi vuole seguire l'alto contatto. E se in parte è diventato anche un fatto di moda ...il peggio che può succedere è che crescono bambini più felici!

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