martedì 23 settembre 2014

Albe di meditazione e yoga

Quattro ore prima di entrare al lavoro.
Tre ore prima di lasciare Marc a scuola.
Due ore prima di svegliare il nano.
Un'ora prima di fare colazione.


Mi alzo ogni giorno alle 6 del mattino per godermi in assoluto silenzio un rituale, quello della meditazione e del saluto al sole.

Un vizio che ho preso quando ho cominciato a fare yoga è stato quello di obbligarmi a svegliarmi presto, fare due respirazioni e pure male, per poi correre all'università senza manco aver ben afferrato il senso di "saluto al sole", "respirazione", "satnam". Ero comunque agitata o assonnata, non perfettamente cosciente.

Ci sono voluti anni per apprezzare la magnifica sensazione del risveglio del corpo e della mente. Adesso infatti non ne posso fare a meno, ovunque sia. Mi da solo un po' di rogna quando abbiamo ospiti che russano proprio sopra la mia testa e non posso aprire la finestra in inverno, allora lo faccio in salotto, meno zen, ma mi arrangio.

Il rituale si svolge in un angolo della zona ospiti, esattamente sotto al soppalco grande, dove c'è una grande finestra che da sul gelso, la libreria, il tappeto di bambù e il mio altare buddhista e una lampada di sale rosa.

Metto un cuscino morbido sul tappeto, apro la finestra anche in inverno, non c'è ancora luce quando inizio, solo in piena estate diciamo che gli uccellini che abitano il gelso mi accompagnano e arriva l'aurora.

Accendo l'incenso.

Faccio vibrare leggermente la campana tibetana.

Inchino alle divinità.

Sono da sola, Raul sta già lavorando o comunque fa colazione giù in cucina. Marc è in camera sua nel suo mondo perfetto.

Adesso non mi sento ridicola nell'assumere la posizione del fiore di loto, so posizionare bene le anche, stirare la schiena. Faccio all'inizio respirazione alternata con la narice destra-sinistra. Serve per equilibrare il centro.

Quando i muscoli sono tesi ma rilassati (ecco, una definizione un po' strana se pensiamo che sia un ossimoro, ma vi giuro praticando yoga potrete provare cosa vuol dire), le mani appoggiate sulle ginocchia, si medita.

Meditare significa non pensare a niente, non trattenere i pensieri, guardarli e lasciarli fluire.

Ero una che si svegliava prima di sentire la sveglia e già pensava alla pianificazione del giorno. Io vi dico che c'è tempo.

Dieci minuti bastano, come lo so? Non lo so, ora succede che mi svegli sola dal torpore. Quando vado a lezione la meditazione può essere veramente più profonda, oltre venti minuti, uno stato di trance da cui esco solo richiamata dalla campana tibetana della prof che sento in lontananza.

Mi alzo, inchino, corpo teso e braccia stese, comincia il saluto al sole, almeno quattro senza pausa.

Vi assicuro, quattro sono sufficienti.  In piena sessione di yoga con la prof posso farne dieci senza sforzo comunque.

Sono le 7, lo zen moment giunge al termine. 
L'incenso è finito, sta albeggiando. Rimango così, facendo sungazing, cioè osservare il sol nascente, alimentandomi della sua energia finché un certo languorino ehehe...

In cucina comunque continua la meditazione. Non c'è nessuno con cui parlare, non accendo la radio, Raul lo vedo verso le 8 quando Marc è già bello pimpante perché accompagniamo il nano durante la sua, di colazione.
Si rimane in silenzio, osservando i muscoli delle gambe, delle braccia, della schiena. Rispondono ai comandi, la mente è ancora libera. Preparo la colazione con tranquillità, meditando mentre pelo la frutta, la metto nella tazza, verso i cereali, verso lo yogurt. Si scalda l'infuso, mi siedo, mangio. Tutto questo continuando a meditare "vivendo il momento", senza pensare né nel passato né nel futuro.

Alle 7.40 puntuale: MAMI!

Fine della meditazione. 

Arriva la alegría de la huerta!

A partire da questo momento la mattina diventa quella di ogni genitore, anche se per adesso riusciamo a non correre per la fretta, semplicemente corriamo perché Marc è un terremoto fin dal primo minuto: ci vestiamo correndo, ci laviamo, scendiamo, rifacciamo la colazione e alle 8.20 siamo pronti. E abbiamo ancora mezz'ora di tempo per giocare! Prendi il trattore a pedali, arriviamo ai kiwi, torniamo, bici, macchinine, prepariamo la merenda, saluti e baci, saltiamo in macchina, musica per bambini a palla, corriamo a scuola e...
Ma questa già è un'altra storia!

SatNam



1 commento:

  1. che brava. mi sembra una sana abitudine. Io faccio fatica a svuotare la testa. Mi farebbe un gran bene.

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