venerdì 15 aprile 2016

Decluttering: ovvero la legge dei Minimi

Mi è caduto l'occhio l'altro giorno su uno dei pochi e decenti blog che tengo su BlogLovin, Minimo e che ha toccato le corde del mio tentativo di vivere con poco che a volte va alla deriva: non perché compro ma perché con una casa eternamente in ristrutturazione, che vive delle donazioni e decluttering degli altri, grande com'è e bisognosa sempre di una sistemata, tende a riempirsi fino all'inverosimile.

Sto quindi seguendo religiosamente le regole, a dire il vero, andando anche ben oltre quando per 2 cose da buttare il 2 di aprile ho buttato due sacchi di vestiti. E ne ho ancora, arriverò tranquillamente al 30 aprile senza problemi nel buttare sistematicamente un numero di oggetti pari al giorno del mese.


La nostra sindrome di Diogene indotta è causata da due fattori.

Il primo è che arrivata qua nel 2009 ero l'inquilina numero 10, dove El è stata l'unica costante per quasi 18 anni mentre si susseguivano appunto 8-9 persone fisse o temporali che hanno via via lasciato qua di-tutto.
Nei 9 mesi di gravidanza in modo folle e spericolato abbiamo iniziato i lavori di ristrutturazione per rendere la casa un pochino più abitabile anche con un bebé, come la ripavimentazione della cucina, l'installazione di finestre isolanti, un nuovo bagno.... e una infinita serie di scatoloni che contenevano la vita degli altri, perché ci impedivano di mettere in casa la mia vita e quella che sarebbe presto arrivata.

Purtroppo Marc è stato più veloce di noi e per ben 5 anni abbiamo dovuto limitare il decluttering sistematico e profondo, perché occupati anche a lavorare.

5 anni di polvere su libri che nessuno voleva, nemmeno i rispettivi proprietari.
5 anni di scarpe non mie, vestiti non miei.
5 anni di agende, riviste, MILIONI di riviste.
5 anni di post it stratificati.
5 anni di monnezza, oramai non era altra cosa. Se sarebbe potuta rivelarsi utile, bé non abbiamo fatto in tempo a usarla.

Mi dispiace definire così tanti oggetti.
Mi sono comunque impegnata a esternalizzare la maggior parte di loro, per non vederli proprio finire al macero.


L'altro problema è la nostra tendenza a non comprare e di passo abbiamo abituato molta gente a donarci un po' di tutto: vuoi perché a nostra volta riusciamo a piazzare sul mercato sociale e del baratto in modo molto più veloce molti oggetti utili non tanto a noi ma alle persone del nostro ambiente come lettini per bambini, seggiolini auto, vestiti per lavorare nel campo, pacchi di pasta, sacchi di cemento, tegole, tavoli, piatti, padelle, vassoi, lampade... vuoi perché la casa in sé, parlo proprio di arredamento, vive del decluttering degli altri: per esempio avevamo bisogno di  un frigo seminuovo per eliminare quello vecchio ed effettivamente è arrivato dopo qualche mese, e via via abbiamo migliorato significativamente le comodità di casa semplicemente aspettando.
Pur avendo tutto quello di cui abbiamo sempre avuto bisogno, tipo un divano o uno scaffale, ci è sempre caduto tra le mani un altro divano o un altro scaffale molto più bello, comodo, pratico senza la necessità di andarlo a cercare apposta. Direi che adesso siamo quasi arrivati alla perfezione.
L'altro lato della medaglia comunque è ricevere di colpo due divani, o due frigoriferi o 4 radiatori elettrici, quindi la troppa generosità delle persone.

Vado un po' in crisi perché sono oggetti ingombranti, e che riesco a piazzare a mia volta magari dopo 3 mesi. 3 mesi in cui ho davvero un divano ai piedi dell'albero e mi devo anche preoccupare di coprirlo affinché non si rovini.

Mentre io negli anniho imparato a dire di no all'assurdo, a quello che sicuramente non voglio tipo un peluche alto un metro, all'ennesima bicicletta (ne abbiamo 6 di cui 4 vintage, non vecchie ma proprio antiche molto belle devo dire!), El mi fa boicot portandomi in casa uno stereo bellissimo se non fosse inesorabilmente rotto e irrecuperabile alla prima occhiata. Posso comunque dare allo stereo circa 4 mesi di limbo, periodo di tempo in cui comunque proviamo a sistemarlo, perdendo tempo qua e là cercando pezzi, cavi, pulsanti e riportarlo in vita per tenerlo esposto e dargli un uso seppur limitatissimo.

Allo scattare del 4 mese altrimenti va pure lui nella discarica speciale.
Altre cose invece sono rimaste, come la cucina a gas.
Altre sono state un ponte utile per affrontare una crisi (tipo una lavatrice che mi dava le scosse elettriche ha sostituito una lavatrice vecchia che direttamente aveva smesso di lavare i panni, uscivano asciutti e non si sapeva dove fosse il problema) per essere a loro volta velocemente riciclate da qualcosa di migliore e fuori.

Abbiamo poi il problema della decorazione: essendo così grande, può sembrare sempre un po' vuota. A parte che a me piace davvero lo stile minimal, ma non vuol dire vivere senza niente di decorativo intorno. Ho quindi eliminato le tende (tanto non ho vicini) per dedicarmi alla decorazione colorata, con disegni, quadri di amici su enormi pareti bianche...finché il tutto non assume un profilo vagamente rococò, con cose che non c'entrano niente l'uno con l'altra.

Quindi in questi giorni di decluttering, sono partita sistematica dove sapevo di andare a colpo sicuro, cioè gli armadi. El ci ho messo un po' a ingranare perché un paio di pantaloni o un paio di scarpe con cui nessuno uscirebbe nemmeno a tirare la spazzatura, da noi possono vivere una seconda o terza vita nel campo. Anche io ho un po' questo problema con le scarpe vecchie. Ma 7 paia di scarpe vecchie? Davvero? 8 paia di pantaloni da lavoro? Sfoltiamo.
Ho quindi continuato, stavolta senza guardare in faccia nessuno, facendo semplicemente sparire tutti i libri tenuti sul muretto della scala, libri che già ai tempi erano ospiti indesiderati, messi lì apposta per decorare (¿?). Mentre è stato più lento, ma dal risultato accettabile, liberarsi degli altri libri, quelli della libreria buona, quelli che davvero sono "di famiglia".

Ho quindi seguito in zone che non frequento spesso: un po' di magazzino, un po' di lavanderia....cose che ordinate o no, fa niente.

Siamo poi passati alla stanza dell'oblio, quella piena di cose tipo "magari mi servirà" dove appunto ha vissuto lo stereo, lampade, troppe tovaglie, troppe candele, troppo di tutto. Era la riserva della dispensa della cucina, con circa 4 teglie per torte, 5 caraffe di plastica, veramente troppe riviste di agricultura quando questi articoli a parte saperli a memoria, sono su internet.

Da 4 pareti fino al tetto di scaffali ne è rimasto UNO e pure piccolo.

Adesso il decluttering va molto più veloce, ogni giorno un mucchietto qua e là, dal bagno, a un cassetto.
Mi aspettano adesso due missioni: due cassetti che non ho il coraggio di aprire, sono una versione mini della stanza dell'oblio, stavolta però di documenti.

Mentre l'archivio del lavoro lo aggiorno tutte le settimane in modo sistematico, era esistita una era geologica dove questo lavoro lo faceva El in modo sommario: aprire un cassetto e sbatterci dentro un po' di tutto, dalle assicurazioni auto, fino alle fatture dell'Hort. Non è successo niente di male, non sono mai stata costretta a rovistare per cercare IL documento, ma è ovvio che ci sono cose importanti là dentro mescolate con un 90% di carta che si potrebbe tranquillamente riciclare, per questo devo resistere alla tentazione di aprire il cassetto e svuotarlo così com'è nel contenitore della carta.

Infine: ho scaricato una app spagnola che si chiama Wallapop e ho messo in vendita cose che io onestamente mi vergogno pure a farle vedere in giro: un set da caffé pacchianissimo, un set di mazze da golf (!!!) che mi sono ritrovata davanti a casa, una friggitrice mai usata, alcuni radiatori elettrici...
ragazze, c'è gente disposta a pagare per il set da caffé. Ho piazzato quasi tutto, anche le mazze da golf che partono sabato. Figuratevi che mi è più difficile vendere la friggitrice che i radiatori elettrici!


I questi giorni di lavoro e pulizie quindi mi sono sentita meglio in una casa che non è mia, dove vivo solo da 6 anni e che è una tribolazione in quanto a ristrutturazione. Il fatto di averci dedicato tanto tempo ultimamente - nel frattempo abbiamo sistemato il tetto del bagno che si allagava alla minima pioggia- mi fa stare meglio, mi fa sentire ancora di più in casa mia.

Durante tanti anni, pur amando tanto L'Hort, ho súbito questa casa più che viverla. Era già così piena di vita degli altri, che non sapevo dove mettermi. Il fatto di sgomberare ogni giorno un pezzo e poterlo così personalizzare, e avermi tolto il tabú di buttare via o regalare cose di persone che a dir la verità vivono a pochi km da qua e potrebbero rendersi conto che ho buttato cose loro, mi fa stare meglio.

Domani continuamo con 15 oggetti, passando dalla fase : butto senza pietà quello che è palesemente superfluo perché è rotto/nemmeno è mio/ non so a cosa serve /se sono 5 anni che non lo uso allora fuori    alla fase    voglio tenere questo oggetto perché....cercando quindi di dare un senso emozionale pratico o culturale a quello che rimane.









1 commento:

  1. A me il gruppo Minimo 'sti giorni sta facendo un po' venire l'angoscia, per la quantità di monnezza che si sta generando ... Io è da anni che sto sfoltendo, ma mi costa davvero tanto buttare, poi sul gruppo vedo che la gente butta roba che obiettivamente ad altri potrebbe servire e mi dispiace. Con Wallapop ho venduto parecchie cose, proprio ieri gonna comprata nel 2002, sandali del 2007, libro eredità di un trasloco di qualcuno. Anche casa mia è un porto di mare di oggetti di passaggio, ma il mio obiettivo è eliminare il 70% delle mie di cose - la maggior parte vestiti di quando ero shopaholic ...

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