venerdì 1 aprile 2016

femminismi e maternità

fonte :www.elperiodico.com



Mi capita spesso di leggere sulla mia timeline di facebook, totalmente ristrutturata in modo da non dovermi incazzare necessariamente 20 volte al giorno per dei post inutili, articoli sul nuovo femminismo. La cronaca e politica spagnola poi offre materiale ogni giorno e anche la politica interna al mio collettivo offre sempre spunti di riflessione.

Una delle più grandi polemiche degli ultimi mesi è stata la presenza, nel Parlamento spagnolo, di un bebé, esattamente il figlio di Carolina Bencansa, braccio dentro di Pablo Iglesias, durante il giuramento come deputata appartenente alla nuova e fresca ondata politica di deputati e deputate con rasta, neri, operai, casalinghe, studenti, che ha invaso il Parlamento dopo le elezioni del 20D.


Nonostante sia di Podemos, il partito del popolo, della gente reale, proprio dalle sue file, esattamente Podemos Feminismos, è nata la polemica: ecco di nuovo una donna che poveretta (tenete a mente questo termine) è obbligata dal marito scansafatiche a dover andare a lavorare con suo figlio, per la mancanza di asili/assistenza e la millenaria questione della conciliazione famiglia e lavoro.

Ho assistito per la prima volta allo spartimento delle acque. La scoperta di due nuovi femminismi. O anzi, le vecchie femministe hanno scoperto che esiste un femminismo nuovo, giovane e ribelle, che magari quello che vuole, è proprio tirare fuori la maternità dall'ambito privato e farne un problema pubblico.

Che partorire per me sia stato un atto politico e ribelle lo avevo spiegato qua, senza nemmeno io essere totalmente consapevole di essermi messa in un cammino che possiamo oggi definire Nuovo Femminismo.

Esiste oggi un vero paradosso: noi nuove femministe pur essendo riconoscenti dei grandi passi delle nostre mamme, zie e nonne per ottenere l'uguaglianza delle donne nella società, chiediamo adesso il riconoscimento della maternità come parte di NOI e come un caso politico, non più intimo e privato.

Se le nostre zie e mamme hanno lottato per farci entrare nel mondo del lavoro e dell'Università, di farci uscire dalle cucine e non far girare le nostre vite intorno ai figli, 24 ore 7 giorni su 7, chiedendo a gran voce che lo stato assumesse la responsabilità dell'infanzia grazie agli asili o anche al latte in formula sovvenzionato, così pure semplicemente una maternità di 3-6 mesi...ecco che noi, pur non sputando nel piatto in cui abbiamo mangiato ecco che diciamo: non vogliamo asili, vogliamo portare al lavoro i nostri figli (per esempio)

La poveretta di cui sopra ha quindi spiazzato le colleghe femministe storiche, creando una crisi non da poco nei vari collettivi: non è una povera donna obbligata a farsi carico di suo figlio, ma è una che VUOLE farsi carico di suo figlio, scegliendo l'alto contatto come IL modo più adatto per crescere suo figlio. E' che lei, totalmente consapevole di avere un asilo dentro al Parlamento, dove può lasciare il figlio tutte le ore che vuole e a pochi passi da lei, VOLEVA tenerlo con sé.
Una privilegiata certamente, perché vorrei vedere portarsi il figlio dietro in ufficio, in fabbrica, a scuola....ma è stato un modo come un altro per dimostrare che  le politiche a favore della donna per farla uscire dall'ambito puramente domestico e permetterle di entrare nel mondo del lavoro oramai sono vecchie di trent'anni e abbiamo bisogno di nuovi modelli, soprattutto modelli anticapitalisti.

Mi rendo conto che per il settore più storico del femminismo, vedere una donna che fa il contrario di quello per cui loro hanno lottato, non godendone i benefici ma, in pratica, facendo un salto indietro di 30 anni, potrebbe essere addirittura irritante.

Ma è davvero così, un salto indietro di trent'anni ?

Quello che è cambiato, in questi trent'anni, è che le politiche a quei tempi rivoluzionarie, oggi sono state masticate e inglobate dentro al capitalismo e di fatto quindi nel patriarcato, tanto da non essere più così femministe.

Se definiamo femminismo come la libertà delle donne di essere libere, ecco che una donna oggi che vuole lavorare e si vede obbligata ad avere una maternità di soli 4 mesi in totale, così come l'amplissima scelta di asili pubblici e privati  dove mettere suo figlio di soli 4 mesi, per tornare a lavorare....non è affatto libera. La sua unica libertà è quella di vivere una maternità sotto i dettami del capitalismo, del lavoro e del patriarcato. La sua libertà si riduce a giocarsi i 4 mesi di maternità tra il prima o il dopo parto o a metà e metà.

Il parto stesso non è niente di femminista.  Alla fine si partorisce come e quando i medici decidono. I margini di libertà dentro cui su muove una donna che sta per partorire sono una libertà falsata, una libertà regolata sempre e solo dalle regole di una società patriarcale.

Cinque anni fa, quando ho partorito, non avevo mica capito di essere all'inizio di un percorso femminista nuovo, che ingloba -udite udite- gli uomini come parte del processo, perché appunto io ho partorito con LUI al mio fianco, cosa che 40 anni fa non succedeva, gli uomini erano rilegati in corridoio, mentre la partoriente era circondata da altre donne. Gli uomini non sapevano nemmeno a che punto della gravidanza fosse la moglie. Non era davvero un problema loro.
Io invece con El oltre ad aver partorito, ho fatto ogni visita medica, tutto il corso di yoga, teatro di parto e piscina, perché la mia gravidanza era un affare di entrambi.

Sulle politiche del lavoro quindi adesso è lo stesso: non solo le donne sono e rimangono le vittime più deboli del capitalismo per cui il femminismo è una lotta che non muore mai, ma paradossalmente questa lotta del "nuovo femminismo" riguarda anche una seppur piccola ma importante fetta della popolazione maschile che si sente igualmente schiacciata e che si sta ribellando: conosco più di un padre che sarebbe felicissimo di prendersi le sue giornate o mesi di paternità, se solo il Sistema glielo permettesse. Invece lo permette solo alla sua compagna di prendersi sì o sì 4 mesi di maternità facendo cadere su di lei TUTTA la responsabilità del piccolino, escludendo il padre.

Ci siamo capite?

L'Alto Contatto che, grazie alla Bencansa (tra l'altro è madre single)  qua in Spagna, ha conquistato le prima pagine dei giornali, rimettendo in questione decenni di politiche sociali a favore delle donne (o del capitalismo?) ora si rivela come uno strumento del nuovo femminismo e diventa la lotta di moltissime coppie con figli che non si accontentano di politiche centrate (e pure male) sulla maternità ma non sulla paternità.

Accanto alla libertà di non fare figli e non venire giudicata (lotta numero uno delle donne femministe), così come di avere la stessa dignità degli uomini di ascendere ai posti dirigenziali, così come al sacrosanto diritto di non essere costantemente infravalorizzata solo perché oramai si è madri, rivedicare il diritto al cesareo, di avere il latte in formula per poter tornare al lavoro con le mani libere per esempio, diritto di avere asili nei luoghi di lavoro di avere in poche parole tutta una serie di agevolazioni  alla famiglia secondo il modello capitalista, per cui l'importante è non perdere efficienza e efficacia nel lavorare, si affianca la pretesa di un nuovo modello di maternità-paternità anticapitalista. 
Mi vengono un po' i brividi quando penso agli asili 24h, ma non discuto che ci siano moltissime famiglie dove entrambi hanno bisogno di lavorare, hanno diritto di lavorare moltissimo, fare carriera, specialmente la donna ha la necessità di dimostrare a se stessa e agli altri che la gravidanza e la maternità non l'hanno rammollita, ma anzi può dare anche di più e lavorare a tutte le ore per permettere ai loro figli di godere in un futuro, dei frutti di tanto lavoro.

Ma....
Il modello alternativo di maternità-paternità  è invece molto poco riconosciuto e osteggiato dal Sistema perché poco efficiente. non è produttivo, ma anzi tutto il contrario: dal parto in casa fino all'allattamento prolungato a richiesta, o un padre che si assenta per de i mesi dal lavoro, inutile dire che è veramente mettere i bastoni tra le ruote al Sistema e pretendere addirittura che venga socialmente accettato, so che è qualcosa da pazzi.
Se il vecchio femminismo ha ancora molte lotte davanti, il paradosso è che non riconosca questa nuova visione femminista della maternità-paternità come uno dei fronti per cui lottare e siamo quindi tutte considerate delle poverette che preferiscono vivere come negli anni 50.
Tra noi infatti molte mamme hanno deciso di lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia, ma ci sono altrettante mamme che vorrebbero lavorare lasciando il marito a casa, ma questo non è possibile.
Ci sono mamme che  sono state obbligate a  lasciare il lavoro piuttosto che avere solo 4 mesi di maternità, quando ne avrebbero volentieri avuti 12 per poi tornare al lavoro: ma nemmeno questo è possibile.

Il vero femminismo è che tutte queste possibilità abbiano la stessa dignità e si possano mettere in pratica.

Ripeto, il fatto che la Bencansa abbia portato suo figlio in Parlamento (solo una volta! Il resto del tempo davvero lo lascia all'asilo dentro al Parlamento) non ci autorizza a pretendere lo stesso, ma sicuramente a ripensare la crescita dei nostri figli secondo un altro modello femminista.

Siamo sempre noi persone quelle che si devono adattare al Sistema, mai una volta che succeda il contrario.
Il Sistema ci vuole produttivi, efficienti, creare Capitale. A ogni costo.
Ben vengano quindi le donne che lo dan todo per dimostrare che possono lavorare e rendere come un uomo nonostante la maternità. Come se la maternità fosse il nemico da tenere a bada.
Viva davvero queste donne che vogliono lavorare con i figli di appena 15 giorni.

La maggior parte delle persone appoggiano questo sistema, per questo quello che dicono i nuovi femminismi sono parole che spesso vengono fraintese.

Ma non fate la guerra e non chiamate poverette tutte quelle donne che non condividono il sistema capitalista e la maternità se la vogliono vivere in un altro modo. 

Anche la persona più emancipata (mi ci metto dentro anche io) o almeno che si crede incredibilmente emancipata e avanzata, è pur sempre vittima del Sistema, se non riconosce che la sua libertà è assolutamente parziale e in questo modo tutte le sue potenzialità come essere umano dotato di intelligenza sono sottosviluppate, oltre al fatto che al Sistema non importa niente di come stiamo noi e delle nostre relazioni personali e famigliari.

Avete capito perché lo slogan anticapitalista per eccellenza è:

la rivoluzione sarà femminista o non lo sarà!











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