mercoledì 7 settembre 2016

10 anni in Spagna in 10 punti

Mentre cerco di mettere ordine tra le 400 foto che siamo riusciti a fare in una settimana tra Barcellona e Girona mi viene in mente che in questo mese di settembre sono oramai 10 anni che vivo in Spagna.

Ho deciso quindi di illustrarvi le 10 lezioni sulla vita spagnola che ho imparato sulla mia pelle e farvi così scoprire brevemente il mio rapporto di odio-amore con questo curioso Paese

#1 No pasa nada: è stata la prima lezione che ho imparato: immaginatemi, sola, in ostello, al terzo giorno infruttuoso della ricerca della casa e tutto quello che mi sapeva dire la ragazza in reception era : No pasa nada! Eccerto, tanto se da domani non ho una casa e non mi puoi rinnovare un giorno in più la stanza oltre a dover cercare casa lo devo fare dalla strada o dormendo in stazione! Eppure è vero. Da quando vivo qua ho via via lasciato andare le preoccupazioni e mi fa strano quando sento che mi sto preoccupando troppo. Esempi: l'anno scorso in viaggio a Cuenca, nella zona di montagna più inclinata in un pomeriggio di agosto senza incrociare nessuno per chilometri, la portiera della nostra auto si è rotta e la serratora si apriva da sola, con l'auto in movimento! No pasa nada! Con due corde trovate in giro per l'auto si fa un bel nodo e pian pianino si raggiunge il primo paese, si va al primo meccanico, si arriva al primo sfasciacarrozze, si compra la nuova serratura, si monta e si riparte. E non mi sono spettinata per niente. Di chiamare la gru o l'assicurazione non ci è proprio venuto in mente.


#2 El valenciano: una volta trovata casa quindi 10 anni fa in settembre mi avventuravo nel Rettorato provandomi a iscrivermi ai corsi che mi interessavano, tutti a scelta, ne dovevo scegliere due. Scopri lí che esiste il valenciano (come in Catalunya esiste il catalano, il gallego in Galicia e in Euskal Herria il basco) e che dalle elementari fino all'università tu puoi scegliere se seguire le lezioni in spagnolo o nella lingua locale, (sí avete capito bene è tutto DOPPIO).  Scelgo a caso, scelgo spagnolo. Dopo due giorni mi avvisano che non ci sono abbastanza iscritti a Microbiologia ambientale in spagnolo quindi la devo fare in valenciano o cambiare corso. Rimango, così almeno mi faccio una cultura.
Sono una fan totale del valenciano, non è un semplice dialetto ma queste lingue sono le lingue ufficiali. Non esiste lavoro pubblico senza il titolo di valenciano (o essere madrelingua), non esiste nemmeno la paella perché alcuni dei suoi ingredienti sono intraducibili allo spagnolo, mai ridurla a un semplice dialetto. Nella scuola di Marc oramai si fa lezione solo in valenciano...per lo spagnolo basta la tv.


#3 la coinquilanza: poi trovare casa non è così difficile se ti abitui ai cambi continui di casa (io quando presi il ritmo ne cambiai tre nello stesso quartiere in un anno, è come parte della esperienza) o ai cambi dei coinquilini. Valencia ha un tasso Erasmus altissimo, il più alto di Europa in relazione alla propria popolazione universitaria, sommiamo poi tutti i giovani sudamericani che arrivano ecco che nel mio primo appartamento eravamo due italiane, un ecuadoriano e un brasiliano, Kawan, che un giorno sparí e fu rimpiazzato da un amico. La coiquilinanza è molto più eterogenea o curiosa di qualunque altra città italiana, rafforzi le difese immunitarie, assorbi tanti accenti diversi e respiri nuove culture.


#4 El almuerzo: ovvero la pausa caffé. Ma questo nome non rende davvero giustizia a un momento cruciale e vitale nella vita degli spagnoli e dei valenciani in particolare. Quella che da noi è una pausa caffé di 10 minuti, con appunto il caffé, qua si ferma il Paese tra le 10.30 e le 12. Se fai l'errore di andare in Posta o al supermercato vedrai un solo cassiere per esempio e una fila lunga così, perché i colleghi si stanno giustamente godendo el almuerzo. All'università non avevo capito che quel buco tra le lezioni di quasi un'ora era proprio dedicato a questa pausa, non i 10 minuti rubati come facciamo noi alle macchinette del caffé. Se lavori in una impresa privata o sei muratore, imbianchino o idraulico e vai a casa della gente, hai diritto alla tua pausa, anche se stai lasciando la famiglia senza acqua.  I telefoni delle agenzie o uffici comunali possono tranquillamente suonare a vuoto per mezz'ore intere.
Quindi in cosa consiste el almuerzo? Il caffé è solo l'ultima portata che prevede un panino enorme, una birra o un bitter per esempio e poi il caffé a coronare il tutto. Quando vedevo i corridoi vuoti del dipartimento e mi chiedevo dove finivano tutti, ho timidamente chiesto alla portiera e mi disse di attraversare la strada e andare dalla parte di Farmacia, al bar: e che BAR: enorme, con tavolini al sole, fila alla cassa e praticamente tutti, dai prof agli student,i seduti ai tavoli. Ho quindi capito che è così che tirano fino alle 15 a lezione, mentre io ancora ignara del tutto, con delle lezioni tra le 13.30 e le 15 ero letteralmente morta di fame.
Mio padre qua ha scoperto el almuerzo con mio suocero, chiamandomi una mattina da un bar in centro a Valencia dove erano andati e chiedendomi: ma è normale un panino di calamari fritti alle 10 del mattino? Ecco papà, hai scoperto el almuerzo!  Ovviamente ho fatto mia questa abitudine ipso facto ma mi tengo leggera con un paio di tostadas y tomate e un café cortado, il tutto per  2€, cioè a prezzo popolare.


#5 la burocrazia: Lenta. Confusa. Caotica.


#6 il 15M: il 2011 è stato un anno di cambio radicale nella politica e cultura del Paese. Ho già parlato ampliamente dov'ero incintissima in piazza e le emozioni provate. Per una come me che ha sempre concepito la politica come un movimento che parte dal basso mi ha meravigliosamente sorpreso come 4 anni dopo, dopo la provocazione di un politico vero "Se hanno qualcosa da dire che si candidino e usino i canali democratici del voto" e infatti eccoli. Un cambio totale, qualcosa che purtroppo non ha niente a che vedere con i 5Stelle nonostante l'accostamento piaccia a molti.


#7 gli italiani in Spagna: un valor añadido: la Spagna non sarebbe la Spagna senza gli italiani che la popolano, garantito!


#8 dare del Lei, UstedLetteralmente sarebbe un Voi. Non si usa a meno che tu non sia il Re, la Regina o una delle figlie, las Infantas.
regalare abbracci? Nel 2009 già lo facevo sia a Barna
che a Valencia e davo del TU a tutti!
Ancora mi sento a disagio dare del tu alle anziane, ai clienti nuovi del mercato, ai professori all'università, dal Rettore fino alla Decana del dipartimento, agli ufficiali delle Forze dell'Ordine, alle persone che davvero non conosco ma so che se non lo facessi li metterei a disagio. E a coniugare i verbi con el Usted  a dire il vero non ho mai imparato a farlo bene, specie il congiuntivo e le subordinate.

Conseguenza: entro in farmacia a Bologna, e ricevo una occhiataccia per essermi permessa essere cosí amichevole, come mi sono permessa a dare del tu con un sorriso grande così?



#9 il lavoro : allora, qua il lavoro è una idea. Tu puoi fare qualunque lavoro ti venga in mente, l'importante è crederci. Vuoi dare lezioni di salsa? Annunciati in internet. Sei italiano e vuoi dare lezioni di italiano? Non è detto che non ci riuscirai. Non è che in Spagna non ci sia lavoro, quello che non c'è è il lavoro di qualità, quello dei nostri genitori in pratica, contratto indefinito, stipendio decente, prospettive di vita. NO, quel lavoro non esiste. Però le città e i paesini sono sempre in fermento, il passaparola è inarrestabile, ti puoi ritrovare a dire: no guarda sono occupato di là non posso andare da tua zia a imbiancarle tutta la casa. Oppure mettersi in proprio: l'Artigiana. Il fotografo. L'agricoltore. Il musicista. Il poeta. L'importante è sapersi vendere, muoversi, rischiare.
Quanti poeti professionisti conoscete voi?



#10 La puntualità, che non esiste. Dopo essere arrivata ad addormentarmi su una panchina nell'attesa, ho capito che è inutile arrabbiarsi e fare gli offesi. Abituati ragazza, riempi quel tempo tra l'ora in cui avete l'appuntamento (tipo alle 21) e l'ora reale dell'appuntamento (alle 22 se va bene), guardati un film, fatti la doccia più tardi. È sospetto ritrovarsi per cena alle 20 perché non hanno nemmeno aperto la cucina, si cena alle 22 quindi alle 20 forse si intende una caña come aperitivo forse nello stesso quartiere dove poi andrete a cena, ma sicuramente non sulla porta del ristorante scelto. Forse nello stesso distretto fatto di 13 incroci dove vi incontrerete per caso, sceglierete a caso dove prendere la birretta nel frattempo e poi e solo poi vi incamminerete verso il locale scelto. Entre pitos y flautas cenate alle 23. Garantito. Nonostante i miei sforzi per far passare almeno 50 minuti dall'ora X, sono comunque sempre la prima ad arrivare.


La Albufera, il segreto per viverla come un valenciano è partire dal Porto di Silla o Catarroja
invece che dal imbarcadero più comune, quello del Palmar 

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